Agushevi
Collaborazione con il gruppo macedone degli Agushevi

Gli Agushevi, macedoni di origine zingara, conquistano per carisma e virtuosismo: costanti nella tensione ritmica ed espressiva, attenti nel sostenere le improvvisazioni degli strumenti solisti, delicati ed intensi negli accenti malinconici. Arrivano armati di fiati, ottoni e del tradizionale tamburo tapan dal sud della Macedonia, il loro linguaggio è ricco ed articolatissimo per le sue origini multietniche.


Al festoso e coinvolgente repertorio tradizionale dei Balcani aggiungono spesso e volentieri accenti tsigani e armonie orientaleggianti nonchè sonorità vorticose della musica klezmer; ma forte rimane lo spirito macedone di un popolo solare che radica profondamente nella propria tradizione i valori della spontaneità e della condivisione.

Da numerose generazioni trombe, clarinetti, sassofoni, tuba e grancasse (ereditati dalle bande dell'esercito ottomano) sono gli strumenti che fanno da cornice a matrimoni, battesimi e festività varie guidando i partecipanti nei meandri dei borghi antichi o dei paesini di campagna. Atmosfere che il film "Underground" ha contribuito a far conoscere al di fuori della Macedonia e che gli Agushevi ci fanno rivivere con tanto di brio e colori.

Gli Agushevi hanno vinto in Macedonia un premio come migliore fanfara del paese e da qualche anno vantano la presenza di un giovane musicista di 12 anni, figlio del carismatico leader della band.


Marco Parente ha suonato più volte con gli Agushevi, in particolare al Palazzetto dello Sport a Firenze il 14 Dicembre 1999, cui fanno riferimento le foto e occasione nella quale ha cantato per la prima volta il brano Ausencia.

Queste le sue impressioni su tale esperienza:

È un gruppo dal quale ho imparato tanto: hanno un'altra purezza. Mentre io faccio musica, loro SONO musica.


Per loro suonare è come mangiare, hanno delle radici molto più semplici e popolari nell'approccio. Una cosa che mi ha sconvolto è che loro suonano SEMPRE: mi ricordo in una delle occasioni, loro entrarono nei camerini tirarono fuori gli strumenti ed iniziarono a suonare, con me con Gazzé e con chi gli capitava a tiro. Li chiamarono per fare il check e loro non è che facevano cosa gli veniva chiesto, loro facevano quello che volevano, poi erano problemi degli altri. Tornati dal check, giù a suonare. Suonano sempre, non ne possono fare a meno.

C'era l'idea, che mi alletta tantissimo, di fare un viaggio da loro e registrare tutto con lo studio mobile.

come un coltello che lascia il segno.. come una foglia che taglia l'aria