Marco Parente - Trasparenze
22 Ottobre 2002
da Kronic

In un mondo in cui gridare è sempre più di moda, per fortuna c`è ancora chi ha ancora il coraggio di parlare sotto voce, seguendo sempre la propria strada e tenendosi lontano dal mondo dei grandi proclami e delle soluzioni facili che dominano i nostri giorni.

Stiamo parlando di Marco Parente: un artista che, scampato al naufragio della sua ex casa discografica, è riemerso dal mare torbido della discografia italiana più in forma che mai, presentandoci un disco intenso ed emozionante come pochi.

Abbiamo fatto due chiacchiere con lui proprio pochi giorni dopo l`uscita del s uo nuovo album per cercare di entrare ancora di più nell`universo di Trasparente e per farci raccontare come è sopravvissuto alle difficoltà discografiche di questi ultimi anni, finendo col restare affascinati dalle sue parole e dal suo modo di essere sempre coerente con se stesso e con la sua poesia, scegliendo una strada difficile ma incredibilmente suggestiva.

Sono passati tre anni da "Testa, di` cuore" e in questo periodo so che hai vissuto molte esperienze diverse fra loro... ci vuoi riassumere brevemente cosa è successo in tutto questo tempo?

Sono successe un sacco di cose, anche se secondo me non hanno avuto abbastanza visibilità.

Visto che c`erano problemi con la vecchia casa discografica ma io avevo voglia di fare un sacco di cose e di realizzare un sacco di progetti, allora l`ho fatto in modo diverso, con confronti diversi dal campo in cui di solito mi muovo abitualmente e quindi è nata una grossa collaborazione con la City Lights Italia-Firenze che è una casa editrice, una libreria; Loro hanno prodotto uno spettacolo che si chiama Paradiso, Inferno, Piano Terra che era comunque un concerto musicale ma con un percorso scenografico diretto da Mamo Pozzoli più una grossa iterazione con la parte fonica di Marco Tagliola. Con questo spettacolo abbiamo girato un po`: non tantissimo, ma ci siamo comunque levati delle belle soddisfazioni presentandolo anche in alcuni teatri importanti.

Poi la collaborazione con City Lights mi ha messo in condizione di fare alcuni progetti più o meno temporanei, fra cui accompagnare Ferlinghetti in alcuni readings oppure partecipare alla prima nazionale della Rivoluzione Poetica a Genova dove si sono lanciate due milioni di poesie da Palazzo Ducale ed in cui in seguito c`è stata la performance serale.

Inoltre c`è stato un lavoro originale su un adattamento de La tempesta di Shackspeare fatta da una compagnia di danza di Firenze che si chiama Company Blu, poi alcune collaborazioni come quella con il pianista Stefano Bollani che viene da un ambiente jazzistico.

Ora non mi viene in mente altro, comunque sono state tutte cose che mi hanno tenuto vivo e mi hanno permesso di creare e realizzare dei progetti che avevo in testa.

Poi non tutto è entrato a far parte del disco nuovo, anzi, proprio perché erano progetti che avevano un inizio e una fine, per il disco c`era un lavoro parallelo.

Fra tutti questi progetti qual`è quello che, dal punto di vista personale, ti ha dato di più?

Dal punto di vista personale devo dire quello di Paradiso, Inferno, Piano Terra proprio perché personalmente mi sono esposto ancora di più perché ero da solo in scena, mentre fino ad allora ero abituato a stare comunque coperto da una band o a collaborare con musicisti, mentre in questo caso ero, per usare una brutta parola, una one-man band; Questo mi ha dato molta energia e, chiaramente, anche molto coraggio e mi ha fatto capire anche delle cose su di me, per cui questo mi ha sicuramente arricchito molto sotto il profilo personale.
Poi è chiaro con tutti i confronti con grandi della poesia come Ferlinghetti o Jodorowsky sono stati importanti perché trovandosi in quei contesti, a fianco a personaggi di quel calibro, anche stando lì zitto, anche solo per osmosi assimili qualcosa di positivo e di bello.

Passando a Trasparente: sei uscito con un album abbastanza coraggioso. Quali sono le tue aspettative rispetto a questo album?

Sicuramente sono superiori a quelle di Testa, di` cuore che comunque era anch`esso un disco abbastanza difficile o, come dici tu, coraggioso però in quel contesto non si è nemmeno provato a lanciarlo più di tanto perché la casa discografica stava attraversando un momento di difficoltà.
In questo momento c`è un nuovo contratto, un nuovo supporto, un nuovo entusiasmo e mi sembra che già le recensioni di questo si stiano accorgendo. Poi, chiaramente, io non mi aspetto di arrivare primo in classifica e forse non mi interessa nemmeno; Sicuramente però mi interessa, nel momento in cui ho fatto il disco, vivere il momento e confrontarmi con tutto ciò che mi circonda, quindi l`aspettativa è questa: che mi si lasci fare sempre quello che voglio fare e che si permetta ad un maggior numero di persone perlomeno di sentire quello che faccio, quindi non avere dei filtri o dei muri che non mi permettano di portare in giro questo nuovo disco - o anche gli altri perché comunque in concerto il repertorio spazia dall`ultimo disco ma non solo-.

Molte delle canzoni del disco le avevi già presentate dal vivo durante i tuoi vari spettacoli, per cui c`era un progetto di fare un disco simile o l`idea è cambiata durante la lavorazione?

Mah... sai, avere un disco è diverso da avere delle singole canzoni. Uno può avere anche 50 o 60 canzoni ma non avere ancora un disco.

Non a caso, come dicevi tu, ci sono state tante canzoni che ho provato dal vivo in maniera informale. Poi poche canzoni sono entrate nel disco, ma anche quelle poche sono molto diverse da come le ho iniziate a suonare 2 anni fa.

Per quello che riguarda una linea o un percorso preciso, direi che è arrivata dopo un po`. Me la sono tenuta, in modo da avere un approccio sempre fresco da questo punto di vista, fino a che non si è concretizzato, cioè anche quando ho saputo la data in cui sarei andato in studio ho comunque lasciato aperte delle porte.

Sapevo che il disco si sarebbe chiamato Trasparente poi però le cose si sono evolute anche indipendentemente da me, anche se sempre su ciò che avevo fatto in questi tre anni; insomma, è stata una sintesi.

Nel disco ci sono una serie di concetti che ritornano continuamente. Per esempio, in diversi pezzi emerge esplicitamente un`esigenza di cambiamento personale. Da cosa è nato questa esigenza?

Alla fine l`unico cambiamento che io mi sento di sbandierare o sviscerare è quello personale. Non mi piacciono le frasi fatte; non mi piacciono le aggregazioni che urlano slogan ma non danno delle soluzioni o che comunque propongono cose irrealizzabili o utopiche. Alla fine ognuno deve fare i conti con ciò che è davvero e, di certo, se uno ha questa umiltà, il primo cambiamento deve essere il tuo, perché altrimenti vuol dire che tu ti metti al di sopra degli altri e delle situazioni, perché tu hai tutte le soluzioni e sai come si risolve tutto: io personalmente in questo non ci credo. Poi, insomma, è possibilissimo però, per quanto mi riguarda, io non la vedo così per cui la prima cosa che faccio è un`autocritica, se posso.

Sempre in riferimento a questo argomento, c`è anche una certa disillusione in alcuni brani

Mah... io non la chiamo "disillusione" perché, secondo me, è più una "consapevolezza". Questo tentativo si affacciava già in Testa, di` cuore, anche se lì era più che altro uno sforzo mentre in questo caso è già più compiuta ed è una consapevolezza dell`assurdità e delle contraddizioni però, anche se può sembrare drammatico, non è mai rassegnato. Ecco: la rassegnazione spero che non venga fuori.



Un altro concetto che torna spesso è quello della bellezza.

E` di contro a tutto quello che abbiamo detto prima perché, come vedi, la bellezza di cui parlo, per esempio in Come un coltello, non è la bellezza in senso classico o romantico: è qualcosa che ti lascia il segno perché la bellezza è ovunque, in ogni cosa; Tutto sta` a vederla con altri occhi e lasciare che questa bellezza ti attraversi; In questo senso crea un po` il concetto di trasparenza ed è sempre accostata ai suoi contrari e quindi a delle situazioni che noi consideriamo cattive o dolorose, come la guerra in Scolpisciguerra, o come la pistola, o come il coltello; Però è un`inversione di ruoli, come un tentativo di capovolgere certe parole sviscerandole fino in fondo, non illudendosi che basti parlare di pace perché la pace esista. La pace non esiste: esistono gli attimi, ma non esiste la pace inquanto tale. Non lo dico con pessimismo: lo dico, secondo me, con realismo. Quindi si è sempre in bilico fra il drammatico ed un`equilibrio che è dato dalla bellezza: però sono due lati della stessa medaglia.

Dal punto di vista più strettamente musicale invece hai cercato di fare un disco sperimentale in cui però resta sempre la voce come elemento trainante

Questo spero di si, soprattutto in questo disco ancora più che negli altri. E` un disco sperimentale perché approccia, grazie alle esperienze delle collaborazioni di questi due anni, diversi mondi musicali. Io lo divido in blocchi il disco sotto questo punto di vista, ed è musicalmente schizzofrenico perché ha varie incursioni e collaborazioni.

Dal punto di vista tematico, invece, è monotematico: dice sempre la stessa cosa e questo crea unitarietà.

Riguardo alla voce: i meriti sono di Manuel (Manuel Angelli che ha prodotto "Trasparente", ndr) che ha fatto un grande lavoro proprio sulla voce perché voleva mettere in evidenza l`essenza del mio modo di scrivere una canzone, quindi la melodia, il testo e l`armonia base.

Come dicevi prima, io ho un modo di scrivere sicuramente sperimentale all`interno della canzone e quindi trasversale o tutti i termini che vuoi - questo nel bene e nel male: Non mi faccio dei complimenti gratuiti -, però tutto questo va esposto fino ad un certo punto e proprio qui è il lavoro che ha fatto Manuel: mentre negli altri dischi era tutto più o meno equilibrato, con tanti arrangiamenti, in questo si è puntato sul levare il superfluo ed esporre ancora di più l`essenziale.

Tra l`altro mi sembra che in questo disco sul cantato c`è, come sempre nei tuoi lavori, l`influenza di Jeff Buckley, però negli arrangiamenti e nell`approcio alla sperimentazione si sentano un po` gli echi di David Sylvian

Beh… hai citato due nomi fondamentali per me! Forse Sylvian ancora di più perché io sono praticamente cresciuto con Sylvian , ascoltando i suoi dischi e, magari in maniera inconsapevole, studiandoli, per cui Sylvian probabilmente torna sempre fuori più di quanto io pensi. Anche se non ci sono mai citazioni troppo plateali però c`è un approccio simile. Come d`altra parte c`è per Jeff Buckley al quale mi sento accostare fin da quando ho fatto il primo disco e questo, ovviamente, non può che lusingarmi; Però io mi sono anche fatto delle domande e dato delle spiegazioni a tutto ciò, non negando gli accostamenti ma affermando soprattutto un approccio simile, senza entrare nei discorsi strettamente tecnici: secondo me esiste un modo di vivere la voce nell`inconscio che appartiene all`approcio di Jeff Buckley: io ho sempre visto così la voce, anche quando non cantavo io ma ascoltavo solamente, era la voce la cosa che mi colpiva di più.

Sylvian invece riguarda l`approccio a un certo tipo di gusto e quindi riguarda più la parte strettamente sonora e musicale.

C`è fra i tuoi brani un pezzo a cui ti senti particolarmente legato?

Si! Adam ha salvato Molly perché, al di là del testo, per come la vivo io, mi sembra un bel punto fermo sulla mia scrittura di una canzone: l`ho scritta al piano che ogni volta che la risuono non capisco nemmeno come ci sono arrivato a creare quella progressione ed a metterci sopra quelle parole, per cui personalmente sono molto affezionato a quel pezzo e mi crea piacere nel ricantarlo: un piacere sereno però.

Cambiando completamente argomento: in questi anni in Italia mi sembra che ci sia stata un po` una riscoperta o rivalutazione del ruolo del cantautore. Tu come la vedi?

Non so se ci sia stata una riscoperta, però soprattutto non so se ci sia bisogno di continuare questa scuola. Se bisogna continuare una scuola come quella del cantautorato italiano bisogna che qualcuno la sconvolga fino in fondo prima di recuperarla e invece mi sembra che ci siano ancora tante persone che sono tutt`ora legate al mondo del cantautorato italiano classico con cui sono nate e che per questo vogliono a tutti i costi ritrovare e riscoprire il nuovo De Andrè o il nuovo Paolo Conte, ecc... questo non è l`atteggiamento giusto secondo me.

Secondo me esistono figure di cantautori, ma semplicemente perché sono autori e cantano ciò che scrivono, quindi "cantautori" nel senso più letterale, però non parlerei di una scena ancorata e continua di quello che era il cantautorato in senso classico.

A proposito di cantautori, l`anno scorso hai partecipato al disco tributo a Luigi Tenco: come è stata questa esperienza?

E` stata un po` difficile. Prima di tutto perché non era un buon periodo per me e questo credo che si senta; di conseguenza il fatto di cimentarmi con una cover ed un personaggio come Tenco, che a dir la verità non conosco molto bene visto che vengo da tutt`altri mondi, non è stato facile. Penso che quelle canzoni siano bellissime cantate da lui ma difficilmente interpretabili. Io ho trovato molta difficoltà: ho cercato di sconvolgere tantissimo il pezzo e portarlo nel mio mondo e non so se ci sono riuscito fino in fondo. Non lo riascolto da tanto quel pezzo, ma non ne ho un ricordo super positivo.

Nella tua carriera hai collaborato con tantissimi artisti: c`è una collaborazione che ricordi con particolare piacere? Oppure una che non hai fatto e ti piacerebbe fare?

Tutte le persone con cui la collaborazione è stata un`invenzione, cioè ci si è confrontati e si è creato qualcosa a partire da quel confronto più che far eseguire qualcosa già di prestabilito. In questo senso mi viene in mente Cristina Donà con il duetto di Senza voltarsi, oppure cose che non hanno ancora avuto uno sbocco discografico come il lavoro con Stefano Bollani che è un grande pianista che ha cercato di reinterpretare le mie canzoni secondo il suo gusto, il suo talento ed il suo intuito ed io a mia vota ho tentato di piegarmi o comunque confrontarmi con quello che era il suo mondo.

Questo comunque è l`approccio che mi fa pensare o ricordare una grande collaborazione: qualcosa che arrivi fino in fondo.

E ora quali sono i tuoi progetti più immediati?

Sto facendo un sacco di interviste telefoniche che non avevo mai fatto in vita mia... spero che al più presto si organizzi una tournée anche se già sto lavorando e sto fissando delle date che però sono degli eventi particolari che amplificano o mettono a fuoco quelle che sono le varie collaborazioni all`interno di un disco; per esempio il 13 Dicembre farò una cosa che non è la presentazione del disco ma è un evento in collaborazione con Lorenzo Brusci, che è colui che ha curato tutta la parte elettronica di Fuck (he)art & let`s dance e Anima gemella, per cui faremo tutto un concerto su quella direzione lì: un concerto molto particolare, che si intitolerà Il pesce ha parlato, in esafonia, qui a Firenze nella sala Vanni in cui si sperimenterà, si porterà avanti il più possibile quello che è stato l`accenno che c`è nel disco.

E così anche a febbraio con la Big Band: sarà un concerto in cui suonerò tutti i pezzi con la Big Band per vedere che effetto mi fa provare a "classicizzare" le mie canzoni.

Ultima cosa: un messaggio libero. Qualcosa che non ti ho chiesto e che ti va` di dire?

No... mi sembra di aver detto tanto. Io sono a posto. (risate, ndr)

di Roberto Bonfanti

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