Guida all'ascolto
01 Settembre 2005
Marco commenta le canzoni di Neve ridens
  • Wake up
  • Amore o governo
  • Il posto delle fragole
  • Un tempio
  • Lampi sul petto
  • Io aeroporto
  • Colpo di specchio
  • Trilogia del sorriso animale: III sorriso


    Wake up
    Il disco si apre con "wake up", e il titolo commenta benissimo l'inizio. E' un brano abbastanza vecchio, soprattutto l'incedere del giro di pianoforte. A livello testuale invece ci ha messo molto tempo a venire fuori. C'era questa idea di base del fatto che ti stanno rubando delle cose, e da qui l'invito alla sveglia, che è ottimo anche come partenza di un lavoro. Il tutto lo si percepisce anche a partire dallo scossone con cui inizia. Musicalmente è un po' un crescendo, ma è come se la canzone fosse già iniziato, come se premendo il tasto play la riproduzione iniziasse non dall'inizio, ma leggermente più avanti. Questo effetto è dovuto soprattutto al benjo che si sente all'inizio.

    Da un punto di vista del testo in questa canzone ci sono tutti gli elementi che poi si ritrovano fino alla fine: lo specchio e il sorriso, e la frase chiave che è un invito a una lucidità dell'anima, e quindi la meraviglia è la concentrazione. All'inferno. Perché noi comunque siamo all'inferno, più che al piano terra, e l'unico modo di non farsi rubare, di non farsi fottere, è stare attenti. Stare attenti vuol dire tante cose, riacquistare sensibilità, e quindi concentrazione. La concentrazione è qui accostata al termine meraviglia. Questo è un aspetto, credo, tipico del mio modo di scrivere. Così come il titolo del disco, accosti due parole poco accostate e poco accostabili, ma il fatto di accostarle può far scaturire una nuova azione, una nuova immagine. Anche se la parte musicale per me è di tensione, e molto importante, la canzone è "tutto testo".

    E' l'ottimo incipit per questo mio nuovo lavoro, perché in 4 minuti sintetizza quello che poi si va a sviscerare, ma non lo fa in modo superficiale.

    La canzone poi si apre, si concede agli spazi. Dopo il secondo ritornello tutta questa concentrazione ha un corrispettivo musicale, che non sono più le parole. E c'è questa dilatazione lunghissima dove si ferma tutto, si ferma il tempo. Io me la immaginavo come se tutti, immobili, sgranassero gli occhi, e c'era l'atto della concentrazione per poi liberarsi nella gran finale.

    Tecnicamente questa fa parte dei tre brani (questa, colpo di specchio e io aeroporto) registrati non con il gruppo ma al Perpetuum Mobile di Nave, da Asso Stefana. Se ci si fa caso, si sente che questi tre brani si staccano un po' dagli altri, come atmosfera, come sonorità:. hanno trovato un loro equilibrio. Lavorare in due, avendo quindi un unico referente è assai diverso, come dinamiche, dal lavorare in 5 e con un fonico. Il Perpetuum mobile è poi in un luogo (appena fuori Brescia) poi che invita alla calma, in campagna, tra le montagne: un luogo insomma da meditazione, con tempi dilatati. Per quanto sia uno studio piccolino senza grandi mezzi, il suono che è venuto fuori, la registrazione tecnica stessa, ha tutto un suo equilibrio e una sua personalità. Poi siamo comunque riusciti a farla convivere con tutto il resto del lavoro, e non si stacca in modo netto, anche se tendo a vederne delle qualità diverse, e delle atmosfere diverse.



    Amore o governo
    Ancora una volta due termini inaccostabili. In ogni brano ci sono due parole, nel titolo o nel testo, che sono inaccostabili. Amore o governo è storicamente il primo brano che abbiamo affrontato con il gruppo durante la fase di preproduzione a Bologna. Nonostante i ragazzi del gruppo non conoscessero i brani, il pezzo è venuto fuori molto velocemente, segnando poi la strada e il modo di lavoro per i brani successivi.

    La canzone inizialmente si configurava molto come canzone politica, per quello c'è il termine "governo". A un certo punto ti chiedi come si possa in un qualche modo appartenere a un qualcosa. In questo caso il pretesto era l'appartenenza ad un'idea politica. Poi alla fine ho capito che quello che mi interessava non era tanto l'aspetto politico dell'appartenenza a un'ideologia, a un movimento, a un partito. E' venuta fuori l'idea generale del rapporto che ha l'amore con il potere, da lì, amore o governo. Come a dire: Se c'è l'uno non c'è l'altro? Oppure l'uno è l'altro, e sono solo tanti modi di affrontarlo? Si ricollega tantissimo, come tutto il primo disco, al concetto di amore, non come amore romantico, ma come socialità, venirne a capo secondo un certo modo di vivere, le amicizie, la famiglia, i popoli, il mondo tutto quanto. Tutto ci rimette di fronte al riempire questa parola, dettata o dipendente da questioni di potere. Anche in una coppia ci sono dei poteri. Quando si dice per esempio che in una coppia che è lei che guida, oppure lui, oppure insieme, e si ricollega benissimo al finale, dove in forma di domanda si chiede qual è la distanza tra un bacio e il potere. E' la stessa cosa di amore o governo.

    Musicalmente parlando è uno dei brani più riusciti (un po' come lo era Adam ha salvato Molly in Trasparente). Ben riuscito nell'accoppiare musica e ritmo.



    Il posto delle fragole
    A livello di contenuti il brano è una citazione dall'omonimo film, uno dei più belli che abbia mai visto.

    Mi piace molto questo brano: è l'impatto che musicalmente questo disco può avere, un'attitudine, una sensazione, la stessa che trovo nel rivedere il film.

    Ritorna ancora una volta la contrapposizione tra due anime: termini come "samba artica" o "neve ridens" rappresentano contrasti che interagiscono e si parlano tra loro, come se stessimo vedendo due lati di una stessa medaglia. Sono realtà diverse che noi tendiamo a non mettere mai in relazione tra loro, come per esempio la neve con il sorriso di una iena. Questi contrasti si spiegano a vicenda, dimostrando come siano due realtà che viaggiano parallelamente tra di loro ma che interagiscono per spiegarsi e completarsi a vicenda.

    A livello di testo la strofa è "catastrofica": chi ha visto il film ne può cogliere alcune immagini (il luogo dove dirsi la verità, le parole allo specchio. Ecco, appunto, "parole" e "specchio" sono, insieme a "cibo" e "sorriso" dei termini che tornano frequentemente nel disco.



    Un tempio
    E' la mia canzone d'amore per eccellenza, e forse la canzone più ispirata di tutto il disco. Ha una storia magica al suo interno, di coincidenze. Sia per come è nata, per come si è evoluta e per il punto che ha raggiunto. E' stato l'unico brano ad avere avuto il titolo incognito fino alla fine. Mentre l'inizio è venuto di getto, poi la sua genesi è durata più di un anno: il suo luogo finale è arrivato dopo tanto tempo. Il ritornello appartiene ad un altro brano, Chiediavrai (presente nel singolo de lamiarivoluzione), la cui strofa poco aveva a che vedere con il ritornello, che qui ha trovato la sua giusta collocazione. E' un brano un po' esoterico: parla di riconoscimenti, del conoscersi, del riconoscersi, . E' una conoscenza che è avvenuto prima. Tu lo senti ma non lo sai spiegare e collocare storicamente. E' quasi come una scrittura "guidata", come se qualcuno si impossessasse del tuo braccio e tu iniziassi a scrivere ma non sei tu che stai scrivendo. Dopo ritorni in te, e qualcuno ha scritto al posto tuo, ma tu non sai perché. Un po' jodoroskiano come concetto. Il concetto dell'esistere piuttosto che resistere è un atto di grande coraggio. Non so nemmeno se si percepisce alla prima questa sottile differenza, ma siamo ancora una volta al doppio aspetto delle parole.

    Per questo brano l'unica cosa di cui ero sicuro è che volevo che la voce fosse fatta al momento giusto, fosse ispirata, un po' come erano nate le parole e tutto il brano. Ci voleva il momento giusto per intonare quelle parole. E' l'unica canzone per cui è stata fatta una take che poi è rimasta tale. L'ho cantata, come quasi tutte le voci, su a Nave da Asso, proprio per questo discorso di calma, di tempi dilatati. Mi trovavo all'aria aperta, era molto tardi. A un certo punto ho chiamato Asso e siamo andati in studio. Ho sentito dentro che quello era il momento dentro.



    Lampi sul petto
    Purtroppo non sarà il prossimo singolo, che uscirà a novembre e che apparterrà già al secondo disco. C'è stata molta discussione e indecisione su quale doveva essere il singolo, e per me lampi sul petto era il primo candidato. Qui si sente molto la formula nuova di questo gruppo. Tutti i piccoli elementi di arrangiamento e suono che, ancora più di amore o governo sono il manifesto generale di questo suono e di questo gruppo. Si ha l'apoteosi della parola "specchio" che spesso risuona all'interno delle canzoni. E così anche l'urgenza di non sprecare l'amore: la fantasia che ne scaturisce. Non dare il proprio amore è come non volersi guardare allo specchio, non volersi dire la verità, evitare il confronto. Se non guardi stai sprecando, ti stai sprecando. Musicalmente è molto ricca, e anche strutturalmente. C'è questa strofa strana, anche un po' da musica "nera" con questo sax, molto americano, ma un 3/4 triste, che mira più al Jazz. Il movimento generale del ritornello mi fa pensare anche a Jeff Buckley, con Grace, anche come incedere, che mi fa arrivare sempre più su., specie sui cori.

    I cori hanno avuto una genesi particolare. Inizialmente sono stati fatti da Claudio Tosi, un mio amico che canta in un coro gospel. Poi Tagliola, che non ha preso parte in modo diretto a questo disco, ha sentito il pezzo e ha proposto una voce femminile, perché secondo lui il coro doveva aprire molto di più. Il giorno prima di masterizzare, sono stati registrati i cori di una sua amica, Betty Vittori, che ha registrato diverse voci e che sono state poi messe insieme tra di loro e insieme a quelle del Tosi.

    Per la scelta del singolo io avrei forse promosso anche Io Aeroporto, ma ho comunque lasciato scegliere alla Mescal. Alla fine forse avevano ragione, e lampi sul petto non era molto adeguato, per il fatto che ha un suono che all'inizio non capisci, non ha riferimenti (per quanto questo sia proprio il pregio della canzone…). L'arrangiamento ha reso il brano non etichettabile, e questo forse destabilizza i meccanismi della scelta di un singolo, ma è una cosa di cui non mi rammarico e della quale, anzi, vado molto orgoglioso.



    Io aeroporto
    Il titolo è molto visionario.

    Il brano è incentrato sul termine "gente". Mi è venuta la metafora dell'aeroporto, le piste di atterraggio, ma soprattutto quando sei nella sala d'aspetto e aspetti un tuo caro, che sta arrivando: l'attesa della gente ed il passaggio. Il concetto fondamentale di questo pezzo è che vorrei che la gente non passasse. Quello che ho provato e che provo verso le persone, siano essi stessi amici, parenti o persone con cui hai vari rapporti affettivi, tu intessi relazioni con loro, poi queste relazioni possono passare: dapprima hai provato dei sentimenti fortissimi, potentissimi verso certe persone, poi ti ritrovi in una situazione in cui questi sentimenti non ci sono più, e questo passaggio di umanità mi ha messo in crisi. Mi sono chiesto, in termini di non apprezzamento di me stesso, se sono o non sono in grado di mantenere costante, anche se diverso, qualcosa che in passato è stato potente e che a un certo punto inevitabilmente passa. Non sempre è una colpa, ma mi interrogo per esempio sul destino, sulla contingenza degli eventi, quasi come se volessi fermare questi eventi, e tutto questo torna nel ritornello con tutta la sua forza: adorare qualcosa che passa, che ti passa, e che cambia. Per sempre. Tutte queste persone poi alla fine sono i tuoi demoni, con le ossa. Che però io voglio affrontare, e comunque non far passare.

    Questi è uno dei brani, anzi, il primo, fatti allo studio su da Asso. Si parla di due anni fa, è un brano molto vecchio, anche se il testo ci ha messo un sacco a venire fuori. Avevo prima l'idea della sensazione che volevo trasmettere, ma non trovato i termini giusti. Per molto tempo l'ho cantato in finto inglese, e questo ha rallentato la genesi del suo attuale testo. L'idea era quasi immediata, ma non riuscivo a far venire fuori le parole.

    Una piccola chicca: finalmente di nuovo Marco Parente alla batteria. Avendolo registrato a Brescia da Asso, ho deciso di suonare io la parte di batteria, e così e stato...



    Colpo di specchio
    Anche questo è un brano dalla storia lunga. E' molto legato al lavoro che ho fatto con Letizia Renzini. Addirittura c'era una prima versione registrata nella casa di specchi, un'installazione che lei aveva fatto a Siena qualche anno fa. All'Elettro+ poi, fu proiettato un video associato alla canzone, dove sono io nudo in questa casa di specchi. L'audio del video è rimasto per un sacco di tempo un provino fatto su walkman, di quelli che faccio quando prendo appunti. Per il disco invece è stato tutto registrato nuovamente da Asso e il video avrà quindi immagini vecchie, e audio nuovo, quello del disco. Rispetto a quella prima versione il brano è stato leggermente riarrangiato ma non poi molto.

    E' un brano definitivo, quasi discorsivo, come se le parole, ciò che si sta raccontando, fossero un tutt'uno con la musica, come se anche la musica volesse dire proprio quella cosa lì. Cosa che mi piacerebbe pensare accada in tutte le canzoni che scrivo, ma mai in modo così cinematografico, a livello di immagini che si creano. L'attesa, il bisogno di stare fuori (non a caso sono in una casa di specchi). Tutto quello che è il tuo modo di pensare, di vivere, lo puoi fare in mezzo alla gente, una sorta di predisposizione, di apertura, a voler comunque accettare le contraddizioni e le cose che non ti stanno bene: essere attraversato comunque dai pensieri alti e bassi della agente.

    Con lamiarivoluzione ero io a ringraziare la gente, adesso sto nel mezzo alla gente, alle persone, con tutte le loro contraddizioni.



    Trilogia del sorriso animale: III sorriso
    Mi piace molto la chiusura che dà a tutto il disco. Come una sorta di "fine primo tempo". Anche rispetto alle domande che pongo, non ha niente di definitiv, anzi: perche questo, perche questo perche questo. Sento che sta succedendo questo, e sento che sto misurando il mare.

    Qui ho l'unico rimpianto a livello di testo. Mi ci ha fatto penare, Goodmorning boy: quando ha ascoltato la frase "sento che sto misurando il mare", lui si aspettava che dicessi "sento che sto misurando il mio amore", ed è proprio questo quello che volevo dire, solo che non mi venivano le parole e ho usato al loro posto un'immagine poetica del mare. Tuttavia quando suonerò e canterò dal vivo penso proprio che canterò "sento che sto misurando il mio amore".

    Marco Parente

  • come un coltello che lascia il segno.. come una foglia che taglia l'aria